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Il Culo Proibito di Thaise, sorella di Nicole


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
02.08.2025    |    1.453    |    0 9.3
"⸻ Epilogo – Il culto del suo culo Ogni volta che pensavo a Thaise, la vedevo da dietro..."
La prima volta che vidi Thaise fu nella casa al mare dove Nicole mi aveva invitato per un weekend di relax. Non avevo mai incontrato sua sorella, ma bastò un secondo per capire che sarebbe stata impossibile da ignorare.

Alta, occhi scuri, curve che sfidavano ogni logica. Indossava un vestitino leggero, corto, che lasciava intuire tutto e confermava ogni sospetto: quella ragazza era veleno puro.

E soprattutto, quel culo.

Quel culo era una provocazione continua. Tondo, sodo, proporzionato alla perfezione, si muoveva a ogni passo come se sapesse di essere guardato. E io non potevo fare a meno di farlo.

Durante la cena, mi pizzicò sotto al tavolo con la punta del piede, senza dire una parola. Mi lanciava sguardi, sorrideva, poi faceva finta di niente. Stava giocando. E io ero già suo.

Quella sera, quando tutti andarono a dormire, sentii una porta aprirsi. Mi voltai. Era lei.

Vestita solo con una camicia bianca, i capelli sciolti, e niente sotto.

«Ti piace quello che vedi?» mi chiese con tono sfacciato, fermandosi davanti a me.

Non risposi. Mi avvicinai lentamente. Le mie mani si posarono sui suoi fianchi, scivolarono dietro, affondando in quel culo perfetto.

«Allora dimostramelo.»

Si voltò e si piegò in avanti, poggiandosi al tavolo. La camicia si sollevò del tutto. Non indossava niente. Nessun intimo. Solo pelle liscia e vellutata.

«Fammi tua. Usa il mio culo. Toccalo, baciamelo, mordilo. È tuo, stanotte.»

Non avevo mai sentito un brivido simile.

Mi inginocchiai, la lingua che sfiorava le sue natiche, le mani che stringevano quel capolavoro di carne con adorazione e fame. I suoi gemiti bassi, profondi, mi scuotevano da dentro.

«Leccami come se fosse l’unica cosa che vuoi nella vita,» ordinò. «Ama il mio culo.»

Lo feci. Senza pensare, senza frenarmi. Le mie labbra, la mia lingua, ogni mio muscolo era in adorazione di lei, del suo corpo, e soprattutto di quel culo diventato feticcio, centro del mio desiderio più viscerale.

«Voglio sentirti dentro,» sussurrò poi, senza voltarsi.

Le mani sulle sue anche, il mio respiro che si spezzava mentre entravo dentro di lei, con forza crescente, perdendomi nel ritmo, nei suoi gemiti, nei suoi sospiri urlati nella notte.

«Sei mia,» le dissi.

«Solo tua. Ma solo se mi scopi così ogni volta. Solo se mi usi come la tua puttana. Solo se il mio culo diventa il tuo vizio.»

Quando esplodemmo insieme, fu come se tutto si fermasse. I corpi tesi, bagnati, uniti fino a non distinguere più dove finiva l’uno e cominciava l’altro.



Il giorno dopo

Il sole era alto, ma nessuno parlava di quello che era successo. Nicole non sapeva nulla. Eppure ogni gesto tra me e Thaise era carico di tensione. Bastava uno sguardo per accendere di nuovo quel desiderio.

Una sera, mentre gli altri erano in soggiorno, lei si avvicinò da dietro. Mi sussurrò:
«Mi sogni ancora, vero?»
«Ogni notte.»
«E allora sogni questo.»

Sollevò lentamente la gonna, proprio davanti a me. Nessuna lingerie. Solo pelle. Solo quel culo che non avevo smesso di immaginare.
«Fammi tua. Qui. Ora.»

Non servivano più parole. La presi contro il muro, di nuovo. Con fame, con furore. Quel culo era diventato il mio tempio, il mio delirio.

La piegai in avanti. Le mani affondate nella carne. Le labbra sulla sua schiena.

«Sento che stai tremando…» le sussurrai.

«Sì… è il tuo cazzo. È la tua lingua. È il mio culo che ti chiama.»

I suoi gemiti si fecero più forti. Le sue parole più sporche. Il piacere esplose di nuovo, come un’onda che ci travolse entrambi, lasciandoci senza fiato.



Epilogo – Il culto del suo culo

Ogni volta che pensavo a Thaise, la vedevo da dietro. Quel culo, diventato ossessione, maledizione e benedizione insieme.

Ogni notte che passavamo insieme, lei lo offriva con fierezza.
«Questo è il mio regalo. Questo è il mio potere. Vuoi il mio cuore? Prenditi prima il mio culo.»

E io lo facevo. Con lingua, mani, corpo, anima. Perché quel culo non era solo carne: era tutto il piacere del mondo, concentrato lì.

E ogni volta che mi veniva dentro, urlando il mio nome, sapevo che nessun altro avrebbe mai avuto un posto così.

Il suo culo era proibito.

Ma ormai, era mio.

Per sempre.
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